Dal nostro inviato speciale, Gabriele Caccia
Petralia Sottana è un paesino molto carino in Prov. di Palermo, abbarbicato su una cima delle Madonie. Dal 26 al 28 giugno ha ospitato il Convegno Nazionale dei GAS, i gruppi di acquisto solidali, e dei produttori dell’area ‘l’altra economia’. Per tre giorni è diventato il villaggio delle relazioni e degli scambi, dove produttori e consumatori si sono conosciuti e confrontati in un bellissimo anfiteatro all’interno di una fitta pineta, o al Convento dei Padri Riformati.
Il ‘raduno’, organizzato dall’Associazione Siqilyah, aveva titolo : ‘Gas ed economia solidale: un nuovo modello di futuro’.
Noi del GasBo abbiamo partecipato in cinque: Manuela, Monica, Silvia, Fabio e Gabriele.
Sbarcati a Trapani, e affittata un’auto (anche perché Silvia e Fabio, avrebbero allungato il viaggio), in poco tempo abbiamo raggiunta Cefalù, piccola perla del mediterraneo, dove abbiamo fatto il bagno, una prima spontanea ‘riunione’ sulla spiaggia, una passeggiata fra i vicoletti del centro storico fino alla splendida Cattedrale, per ripiegare poi verso un ottimo pranzetto su una terrazza sul mare, al riparo del sole ma accompagnati dall’infrangersi delle onde sugli scogli.
Ben soddisfatti, ci siamo lentamente arrampicati sulle Madonie fino a raggiungere la meta : una casetta dimenticata nei campi a qualche chilometro da Petralia, il nostro rifugio notturno.
Il convegno si svolgeva invece al Convento, in cima al monte sopra il paese, dove in un ampio anfiteatro di pietra (moderno), erano da poco iniziati i gruppi di lavoro. Qui ci siamo parzialmente divisi: Fabio gruppo Energia, Gabriele gruppo DES, Manuela gruppo Certificazione e Legalità, Monica e Silvia gruppo Partecipazione.
(Gabriele) Io ho scelto ‘I DES, i Distretti di Economia Solidale, ruoli e identità’, discorso da subito spinoso. Partecipavano circa 30 persone, egualmente suddivise per età, provenienti dalle più svariate città italiane, dalla Sicilia al Piemonte.
Ognuno raccontava la propria esperienza di GAS, la struttura, la grandezza, i pregi e i problemi del gruppo, mettendo in evidenza come, oltre ai ‘normali’ problemi di approvvigionamento di biologico o di organizzazione interna, ci si scontrava un po’ tutti col bisogno di stringere maggiori rapporti coi produttori stessi, se non addirittura di incentivare un intervento in prima persona sulla filiera produttiva. Napoli disperati per l’inquinamento diffuso sul territorio; Fidenza, gruppo fortissimo, raccontava di software sofisticatissimi per la gestione degli ordini o sulla nascitura Associazione Verso il DES; Gas Brianza che ha creato una filiera del pane convincendo i produttori ad acquistare terreni per riconvertirli al biologico e racconta della panificazione che riescono a fare settimanalmente; Ri-Gas di Rimini, che raccoglie 500 famiglie e pagano il tesoriere; GAS-Como ci ha ‘umiliati’ tutti raccontando del DES ormai realtà, e delle 6 persone, facilitatori e ricercatori di fondi e progetti, stipendiati per garantire la continuità. Ed io, come tutti gli altri, ho raccontato della nostra esperienza, della divisione fra fresco e ‘secco’, del magazzino, dei sottogruppi, e del primo progetto (così nuovo che ancora non lo conoscete) di suddivisione nel territorio cercando di coinvolgere le cooperative sociali, quelle di tipo ‘B’, sottolineando che offrire loro occasioni di lavoro, anche solo per la gestione logistica, non è un peso, ma opportunità di integrazione sociale, di comunità. E con le cooperative sociali tanti spazi (anche fisici) possono aprirsi.
Visioni, percorsi e linguaggi che hanno difficoltà ad incontrarsi. Riflessioni sulla ricchezza della pluralità di storie, di condizioni e di esperienze. Sul territorio che deve vederci non come ‘nicchia chiusa’, ma come elemento di aggregazione. Senza, per ultimo, dimenticare che offrire solidarietà, volontariato, non vuol dire rifiutare di offrire lavoro, ma proprio il contrario, fino anche ad investire sul lavoro stipendiato. Insomma, responsabilizzazione, efficacia, rapporti con le istituzioni, e … pensare i Distretti di Economia Solidale.
(Monica e Silvia) ‘Quale partecipazione nei gas’. Anche qui vi è stata una presentazione dei partecipanti al sottogruppo e nell’esposizione sono stati indicati numeri, modalità di organizzazione del gas di appartenenza, problematiche, criticità relative alla partecipazione degli iscritti, pratiche di incentivazione alla partecipazione, regolamenti.
E' emerso che in diverse situazione si è scelto di limitare le iscrizioni (massimo 40) perché solo il gruppo “piccolo” permette una vera e propria partecipazione allargata e condivisa da tutti e difficilmente si perde qualcuno per la strada. L'organizzazione di eventi connessi al gruppo di acquisto (serate a tema, mini corsi, etc) si svolge in genere a rotazione nelle abitazioni. Le riunioni stesse risultano facilitate dal numero dei partecipanti. Tuttavia in queste realtà un rischio c'è ed è quello di creare delle nicchie, chiuse agli esterni ed autoreferenziali. Dove si è scelto di limitare un numero massimo di partecipanti si è anche deciso di fare da tutor alla creazione di altri gruppi di acquisto. Vi sono però realtà di Gruppi di acquisto solidali particolarmente estesi, i quali presentano una forte organizzazione, una struttura particolarmente elaborata e regole piuttosto chiare e precise, e strumentazioni informatiche come, ad es., un sistema gestionale per ordini e pagamenti. Vedi il gruppo di Fidenza o di Trento. Il problema non riguarda solo il numero di partecipanti ma anche quale tipo di partecipazione le persone sono disposte a dare, e di quale partecipazione un gruppo necessita. E’ emerso quanto possa essere importante fare formazione a chi è già dentro al gruppo e a chi offre la propria disponibilità ed interesse per garantire un partecipazione selezionata e consapevole.
Chi c’era a Petralia?
Al termine del mio, ho gironzolato per gli altri sottogruppi per spiare facce, osservare i partecipanti, indovinarne caratteristiche, curiosità, storie ed esperienze.
Pur sapendo che dimenticherò un sacco di nomi, direi che c’erano: Carta, Il Comune di Petralia Sottana, Altreconomia, Siqillyah, Valori, Terra Nuova, la Prov. di Palermo, il Dipartimento d’Agricoltura della Regione Sicilia, Sbarcogas, Tessere Reti, Consorzio Sociale GOEL della Calabria, Wwoof Sicilia, Retegas, un centinaio di GAS di tutta Italia rappresentati da due o trecento persone, decine di produttori e relativi consorzi, primo fra tutti Le galline Felici, organizzatrice dell’evento, banchetti ecologici, biologici, in ogni caso ‘alternativi’, Mani Tese, stand di tutti i tipi, pratiche di ecologia della mente, dallo yoga alla meditazione, Gruppo Aloe, il Cai di Petralia che offriva due giri sulle Madonie (ma quante settimane bisognava restare?), una fantastica mescita di birra della Basilicata, ristoro dei nostri intervalli (la mettiamo a listino?!). E chissà quanti altri. Anche ‘Ritorno al futuro’, viaggio alla riscoperta delle Transition Town, che distribuiva un volantino con due inviti in Galles. Come diceva il volantino, il villaggio delle relazioni e degli scambi era un caravanserraglio temporaneo, nel cuore della Sicilia. Altri operatori, durante i tre giorni, organizzavano spazi e giochi per i più piccoli.
Io penso che il tutto, perfettamente organizzato e pulitissimo, abbia coinvolto oltre 500 persone.
Verso le otto di sera, il gruppo folcloristico di Petralia si è esibito nel ‘Ballo pantomima della cordella’, con coinvolgimento finale del pubblico nella danza.
La sera
Ci sarebbe stata la proiezione del film Madre Terra, di Olmi, verso le 22, bello ma visto, e per i tiratardi, alle 23, una visita guidata al paese sotto le stelle, che ho rimpianto. Ci eravamo alzati alle 4,30 a Bologna, per essere alle 8 a Trapani. Stanchi, abbiamo quindi ciondolato per il ‘villaggio’. Petralia è davvero carina, conta 3500 abitanti, due belle chiese : una offre una meridiana, l’altra un pannello con le misure del sistema metrico decimale tradotto agli isolani del ‘800. Poi una selva di vicoletti, di stradine attorcigliate, di scale e scalette in pietra, mozzafiato per chi deve salire, e bei palazzi. Nessuno scempio apparente e nessun abuso troppo stucchevole. Un vecchio convento utilizzato dall’Università, con graziosissimo chiostro, e una bella pineta, in quei giorni piena di tende e bancarelle. In cima al monte, la Chiesa Madre del XV secolo. Petraia ai nostri occhi.
Cena alla mensa (la scuola del paese): riso scotto, fagioli e frittatina, con un bicchiere o due di vino che ci ha resi ben allegri (ma non c’era bisogno), dove abbiamo aggregato un trentino, Giorgio, ed offerto il divano in più, e da quel momento siamo sempre stati sei. Dopo cena, seconda riunioncina in mensa della rappresentanza GasBo, per scambiarsi impressioni, poi due passi e a casa.
Riesco appena a giustificarmi con Monica e Manuela che avrei russato, che .. zac!, sono già le sei. Mi sveglio fresco, ma non ci sono rumori. Provo a rigirarmi, ma il lettino è scomodo. Nel lettone, Monica e Manu sono due fagotti. Solo quando sento trambusti in cucina, mi alzo (e per qualcuno era troppo presto!). Preparo una decina di uova strapazzate, delle galline ruspanti offerteci dal padrone, c’è caffè e latte. Pian piano la casa si risveglia.
Dalla veranda ammiro la campagna. Siamo davvero isolati in una casa poco sotto Petralia, in mezzo a campi di grano già colorati. Il panorama è bello, semplice, pulito; l’aria è ancora fresca. Un cavallo indolente, là sotto, scaccia le prime mosche. Forse siamo a 1000 metri, ma pare tutto un gran campo di grano, un po’ ondulato. A sinistra, più in alto, si intravede il paese, i muri rossastri, le tegole di una volta. Silenzio solare.
Sabato mattina
Prima delle nove siamo pronti. Sosta al paese per un cappuccio e una pasta, poi la solita scarpinata per raggiungere l’anfiteatro. Qualcuno cede alla granatina con brioche, io lo farò il giorno dopo.
Andrea Saroldi, il ‘Presidente ad honorem’ dei GAS, raccomanda il rispetto dei tempi e lascia la parola ai coordinatori dei sotto gruppi del primo giorno.
Brevemente: i GAS sono nati nel ’94 come critica attiva al modello di sviluppo per modificare le abitudini di consumo della popolazione. Ora si cerca di condividere modelli di ‘patti’ coi produttori sul territorio, anche modelli di co-prduzione. Il nostro obiettivo sono le ‘tre P’ (Prodotto, Processo, Progetto). Vanno preparate e diffuse schede dei produttori. Cos’è il prodotto, da dove viene e come si produce, e come si integra nelle nostra rete di consumatori solidali. Poi qualche accenno al problema dei falsi GAS, i più grossi vanno denunciati, ma truffati e truffatori sempre ci saranno. Sono quindi ben più importanti le relazioni dirette, lo scambio di informazioni. I primi passi e i primi errori si possono correggere. L’importante è che siano a disposizione le informazioni giuste. Gas web farà un listino bio-etico. Un po’ tutti continueremo a sviluppare il software.
Nell’anfiteatro, verso le dieci, ci sono già 100 o 150 persone. Si parla di come accompagnare i produttori al biologico, o al basso impatto ambientale, su come valorizzare il vantaggio reciproco, ‘impegnando’ la produzione anche prima del raccolto, o come sperimentare la coltivazione diretta.
E’ forte l’esigenza di disponibilità e di competenze, di scambio dei saperi, anche fra i coltivatori stessi. Ecco di nuovo l’importanza del rapporto con le cooperative sociali, del lavoro, e nello stesso tempo, delle agenzie e cooperative del turismo responsabile, che potrebbero ben sostenere il continuo intreccio fra produttori e consumatori, se si sviluppasse anche l’accoglienza. Poi si parla di fiere,e di feste, di momenti pubblici, dei bandi per le risorse, dei rapporti con le amministrazioni.
Il gruppo gas energia ripropone la sua lunga storia, e l’approdo, speriamo definitivo, a Clean Power, società veneta legata a Banca Etica. Ma non è sufficiente cambiare fornitore di energia. Né più di tanto serve passare da una risorsa all’altra. Va affrontato il tema di come utilizzare l’energia, prima ancora che ‘quale’, e quanta. Vanno indovinati i bisogni energetici dei territori, come privilegiare il risparmio , come premiarlo, come indurne l’uso intelligente. Poi, certo, le rinnovabili.
Ma il progetto necessita di una massa critica, una massa di ‘acquirenti’, per competere coi prezzi. La nostra ‘credibilità’ passa anche dal prezzo. Rete CO-energia, distretti e produttori. E profili di bollette che illustrino tutto, e che premino non il consumo , ma il risparmio: chi meno consuma, meno paga. Chi più spreca, più paga : inaccettabile dagli altri gestori che incentivano il consumo per incentivare i profitti.
E questo dell’energia è da subito un modello strategico su cui impegnarsi profondamente perché nasce come modello economico diverso, trasgressivo rispetto all’economia di oggi, praticabile concretamente a partire proprio dal consumo di energia.
Alla fine dalla mattinata scegliamo un ristorantino in paese, memori del riso della mensa. Chiediamo tre menu da 10 euro e tre da 20 euro. Nonostante la squisitezza delle portate, in sei, non riusciamo a finire tutto! Discussione a ruota libera su noi, la vita e gli amori…
Parentesi Aloe
Nel pomeriggio trasgredisco: abbandono l’assemblea e i lavori di gruppo nell’arena, e vago curiosando sotto i portici del convento dei Padri Riformati, nel chiostro secolare arricchito da varie bancarelle su cui risplendono i colori di mille copertine. Spio avvisi ed inviti del programma ‘di supporto’. Poi, mi decido, anzi l’avevo già deciso, e partecipo al gruppo sull’aloe: ‘Aloe arboscens fai da te: virtù coltivazione e uso fai da te. Ricetta di Padre Zago’. Strapieno. Su una poltroncina in seconda fila, non perdo una parola. Parla Gigi Nencioni, del Gruppo Aloe di Lucca, trasferitosi in Sicilia.
Frate Zago (brasiliano) divulgò l’uso dell’aloe fra la gente. Oggi Lucca è la capitale dell’aloe, ma anche a Palermo, l’orto botanico distribuisce alla gente le foglie di aloe per i frullati. Aloe vera o aloe falsa: cambia solo la quantità del principio attivo: si assaggia la foglia e l’amaro ne indica la quantità, comunque sempre presenti. L’aloe viene dall’Africa, ama il sole (ma preferisce la mezz’ombra); i mercanti africani, e poi i gesuiti, l’hanno diffusa ovunque. La riproduzione viene per talee, a cespuglio. Dopo meno di tre anni, i piccoli hanno le stesse proprietà della madre, ma se vi serve potete usarla anche dopo almeno 5 mesi. Tenetele pure al sole, non muore mai. Resiste come il fico d’india, anche con poca terra. Nel mediterraneo ci sono tante ricette. La migliore, io credo, è mangiarla in insalata. O in frullati di foglie. L’aloe è ricchissima di sostanze nutritive immune stimolanti. Va bene per tutto, e non ha effetti collaterali, se non forse un effetto lassativo. E’ depuratrice, anti-dolorifica, stimola la riproduzione delle cellule. La pianta vive di notte, e di notte va raccolta. Non dopo la pioggia, lasciate qualche giorno che si asciughi. Staccate la foglia, poi tagliate via le ‘spine’, fatela a pezzi e frullatela. A 300 grammi di foglia aggiungete 500 gr. di miele, o se volete del liquore, per farla diventare come un frappé. Tre cucchiai al giorno, lontano dai pasti, per 20 giorni. Due o tre volte all’anno. Lo sciroppo, o il frullato, non si mantiene più di 20 giorni, pertanto fatene una misura giusta. Non va tenuta in frigo perché brucia le molecole, ma al fresco. Nutrisce il corpo e depura. Non è la pianta dei miracoli, la si studia molto ancora adesso, ma fa bene (qualcuno azzarda anche contro i tumori). Le sue foglie, aperte a libro, si possono spalmare su tutto il corpo, rinfresca e rigenera nelle scottature.
Interviene un argentino che ci rassicura che da loro la si usa per tutto.
Alla fine me ne faccio regalare un esemplare che porterò, fiero, a Bologna ed inizierò la mia coltivazione. Cari Gasbisti, il primo barattolo ce lo mangiamo assieme, d’accordo?!
Sabato sera
Ci ritroviamo di nuovo tutti, ci raccontiamo cose, e decidiamo di andare a cena a Petralia Soprana.
Da lassù, il comune più alto delle Madonie, uno sperone a 1.150 metri, antico centro militare arabo, la Sicilia si stende a vista d’occhio. E’ bella questa campagna. Forse intravediamo Enna, ma non si vede il mare. Poi attraversiamo il paese, due o tre strade parallele che portano alla Chiesa Madre (ma ogni paese ne ha una?) ‘bianca e dilavata dal vento, preceduta da un bel portico ad arcate’ (Guida Ruotard). Assistiamo, piacevolmente stupiti, alla processione per Pietro e Paolo. Poi ci ficchiamo in trattoria. Chiediamo solo sei antipasti e una sola minestra di ceci. Smettiamo di mangiare dopo un’ora, tanto la tavola ci è stata imbandita. Il padrone ci racconta qualcosa, e si rammarica che quelli di Petralia Sottana, nata dopo, pian piano si sono presi tutto, anche il sindaco comunista e a loro hanno lasciato quello democristiano. In effetti il sindaco non è ‘comunista’, come direbbe qualcuno, ma solo del PD, e il Comune è comunque uno dei 256 comuni solidali, della rete Recosol che mette insieme amministrazioni interessate a progetti di pace, di solidarietà, e di sostenibilità, compreso il sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati.
A Petralia, aveva detto il sindaco, Santo Inguaggiato, nel suo saluto nel pomeriggio, non abbiamo i GAS, ma siamo un Gas, lavoriamo con costanza sulla strada delle buone pratiche economiche ed ambientali, noi abbiamo tutta l’acqua che serve (riferito a Petralia Soprana, ch’è senza). Nel nuovo programma triennale di opere pubbliche prevediamo l’installazione negli edifici pubblici di caldaie a biomassa ad alta efficienza, pannelli solari sul tetto del cinema e del Municipio, e nella centrale idroelettrica di Catarattì aggiungeremo un impianto fotovoltaico solare-termico con generatore mini-eolico. L’obiettivo è arrivare ad un’autosufficienza energetica (saranno contenti i Transizionisti). “In un momento in cui la cultura prevalente è quella di chiudersi e respingere, noi vogliamo accogliere. E ci auguriamo che vogliate tornare”. M’è sembrato un bravo sindaco, e quindi l’ho salutato quando era al tavolino al bar. Quando poi, il giorno dopo, a pranzo parliamo di destra e sinistra, e se ha ancora un senso ragionare con questi ‘criteri’, penso che queste, e tante altre cose, non le fa la destra (vuole le centrali atomiche), e che dobbiamo avere ancora la pazienza di ‘distinguere’ e di scegliere.
Dopo cena, non abbiamo neanche la forza di fare due passi.
Domenica mattina.
Colazione con fichi, pere e susine. E il caffè per svegliarci. Poi pulizia della casa, chiusura ‘bagagli’, e tutti in paese per consegnare le chiavi. Risaliamo all’anfiteatro dove parleranno i ‘big’.
Inizia Tonino Perna, Docente Univ., Altraeconomia.
Nel mezzogiorno di crisi non si sente parlare. I settori produttivi sono nel Centro Nord. L’impatto il Sud lo sentirà nel 2010 coi tagli sociali, i tagli alla spesa. Calcoliamo che saranno pari a 2.500 euro a persona, nel mezzogiorno. Sono il ‘prezzo’ dei tagli alla scuola, alla sanità, a tutti i servizi. Nella scuola, soprattutto non c’è turn over : tagliare le scuole, vuol dire chiudere i paesi, senza scuola la gente si trasferisce. Per fortuna un meridionale su due ha un rapporto con la terra, resiste una rete di solidarietà, di doni, quindi la situazione appare più calma, ma con le prospettive di cui sopra. Nelle città del sud i Gas prendono piede per questi timori. Non certo nei paesi, dove esiste ancora la ‘comunità’. Ma c’è anche da dire che i supermercati nel sud sono nella stragrande maggioranza gestiti dalla criminalità organizzata, come anche i mercati ortofrutticoli del nord. Se i Gas sono alternativa al supermercato, ciò che fa Libera è vera rivoluzione. Prendere i terreni e farli rendere in rete. Una volta si temeva anche solo di guardare i terreni presi alla mafia, ora Libera li rende produttivi. Esempio di cooperazione Nord-Sud, è quello che volgiamo. Progetti di rete, DES, scambio, ma non autarchia, peraltro impossibile. Chiediamo solo di ridurre la dipendenza dall’estero. Rivalutare il Mediterraneo. Ma anche fra noi ci sono problemi, sovrapproduzione di olio d’oliva o di arance. Allora rafforzamento locale tramite reti di consorzi per proteggere i più deboli e aprire sbocchi al Nord. Anche la mano d’opera importata è soggetta ad un uso criminale, che noi combattiamo. Selezionare i produttori anche su questi problemi. Si al biologico, ma se poi il produttore sfrutta l’immigrato? Il GAS coglie un nodo strutturale del sistema : oggi guadagna chi distribuisce. Anche al sud è un punto fondamentale. Il capitale mafioso controlla la distribuzione, il GAS costruisce alternative.
Poi parla Vincenzo Linarello, Consorzio GOEL, rete coop. Sociali della Locride e di Calabria.
Noi abbiamo il 75% di disoccupazione giovanile. Voi non ci pensate, ma capite che vuol dire? Il tasso di violenza è altissimo. Le reti clientelari hanno annientato ogni logica di diritto. Bisogna dare una mano per il lavoro, rendere libere le persone. Siamo partiti con questo obiettivo e GOEL attiva circa 1.000 persone, mille posti di lavoro, individuali o coop. Dicevamo : venite a lavorare con noi, non vi chiediamo nulla. Ma ciò non bastava. Il modello di impresa lo volevamo inclusivo, e che dal territorio tornasse al territorio. La promozione d’impresa parte dalle coop. sociali, erano il modello che più rispondeva. Coop. di tipo ‘B’ (per l’inserimento lavorativo). In Calabria non ci sono servizi sul territorio. Per noi era inclusione e opportunità lavorativa per gli operatori. Non era un progetto anti-mafia. Era l’agire normale senza chiedere permessi. Ma in un determinato ambiente, questo diventa ‘eversivo’. I nostri comportamenti erano di opposizione, non chiedevamo permessi. I guai arrivarono dopo. Ogni fatto che accadeva, ogni ‘intoppo’, ne discutevamo, lo mettevamo in comune. Lentamente acquisivamo la conoscenza delle ‘regole’. Fino a 100.000 euro, una gara la vinceva chi era bravo. Da 100.000 a 500.000 si passa per il Sindaco. Da 500.000 in su bisogna passare per ‘loro’ ed ‘erogare’ danaro. In Calabria c’è chi ha un progetto di precarietà sulla nostra terra, sa che arricchisce se rende precari gli altri. Sono organizzazioni che hanno una ‘teoria’, sono l’andrangheta e le massonerie deviate. Tutto l’introito, droghe, mazzette, pizzi, ecc.. la rendono una potenza economica incredibile e fa si che i loro uomini si introducono nella politica (direttamente o indirettamente) nei posti chiave dove la gente deve passare per vivere o sopravvivere, dove chi ha meno deve chiedere. E ogni volta che passi da loro devi pagarli con voti, poi pacchettizzati e rigettati sempre verso l’andrangheta, che crea un ciclo chiuso di ‘politici’. Cresce su se stessa. E diventa un tutt’uno: economia, politica, servizi, legge, vita. Anche fare appello al politico (al governo) è rischioso, si fa appello agli stessi mafiosi. Ed ecco che arrivate voi, i GAS. Noi facciamo nel 2005 un convegno per dire tutto questo, è la nostra analisi quando ancora nessuno dice ‘massoneria deviata’. E dopo scoppia il finimondo. Anche le massonerie ‘legali’ ci attaccano e partono campagne diffamatorie e ‘punizioni’. Capiamo che abbiamo colpito nel segno e dobbiamo organizzarci di più. Vogliamo creare reti di comunità libere, solidali, per reagire quando qualcuno viene minacciato. Non facciamo più il vuoto, come vorrebbero, quando uno viene colpito, ma il pieno. Ribaltiamo i loro obiettivi. Ed ‘aiutandosi’, difendendosi, conoscendosi, le coop. si rilanciano, solidarizzano, ed abbiamo spuntato un’arma all’andrangheta. Ma continuava il bisogno di costruzione sociale. Dobbiamo sempre più incontrare la gente. Risolvere i problemi senza crearne altri. E quando cresciamo, è allora che spostano Mons. Bregantini da Locri a Reggio Calabria. Per noi è un colpo grosso, ma una buona causa deve affermarsi da sola. Capitalizziamo la fiducia di GOER e della nostra rete e la rendiamo esplicita. Creiamo l’Alleanza della Locride e della Calabria. Aderiscono al ‘convegno’ 715 enti e 3.000 persone. Il primo Marzo scendiamo in piazza. Dimostriamo che la gente stima la nostra terra. Noi tutti, voi, dimostratecelo: a noi questo non fa bene, ma benissimo! E’ vitale. L’esperienza del turismo responsabile ‘rivitalizza’ il popolo calabrese, vittima di sottostima di se stesso. Vedere questa massa di gente dire : vi siamo vicini, anche se non c’è più Mons. Brigantini. Ecco cosa è servito. Cosa serve.
Oggi lavoriamo sulle comunità mutualistiche: dal mutuo soccorso a progetti di controllo sul territorio. Vuole essere un nuovo sistema capace di dare risposte ai bisogni vitali: consumo, produzione, credito, servizi compresa la sanità. Comunità mutualistiche : la gente si riappropria del protagonismo. Fondazione di comunità per finanziarci da soli. Scuole per dirigenti di imprese comunitarie. Stiamo creando un ‘comitato scientifico’ diverso. Ragioniamo su questi obiettivi. Etica applicata, non teorica su cui sono tutti d’accordo. E’ possibile essere etici e vincere una gara d’appalto? Essere etici ed essere ‘competitivi’? Noi vogliamo provare a creare una classe dirigente etica e efficace. Ma, attenzione, anche al Nord si infiltra l’andrangheta e le massonerie deviate. Non sono certo solo al sud. Ecco allora la vera alleanza col nord. Riappropriarsi del territorio con pratiche sociali è la vera democrazia, altro che ronde. Aiutateci a bloccare i processi di infiltrazione. C’è già stata una risposta enorme in Lombardia e Emilia Romagna. Continuiamo! dentro questo disegno di economia alternativa c’è la nuova idea di politica. Quindi rimanere diversi, ma percorsi comuni.
Parla ora Geminello Ferillo, Res Meridiana, Rete-Sud.
Alcune condizioni profondamente sfavorevoli rendono più difficile le pratiche partecipate, le reti di autoproduzione, di sussidiarietà, di solidarietà, qui al Sud. Ma queste condizioni sono anche una grande opportunità, così dobbiamo leggerle. E ciò che vogliamo sviluppare in questo periodo di crisi della globalizzazione, di crisi del sistema capitalistico stesso che ha inventato la finanziarizazzione per far giare i consumi, i supermercati, anche se sono sempre più scatole vuote e/o gestite dalla mafia, è l’ostinazione di tessere pazientemente rapporti e reti. Vogliamo capire quale agricoltura, come riportare i giovani a lavorare la terra, con orgoglio. Sono i ragionamenti e le suggestioni che vogliamo fare, coniugata con una decrescita più forte, con una sobrietà che ci è ‘obbligata’ ma che è anche accettata, e che vuole diventare incisiva. I nostri rapporti con l’istituzione sono fallimentari, nel contesto generale non c’è interlocuzione, non c’è visione comune. Per noi al Sud, allora, lo sforzo è molto più grande, dobbiamo concentrarci sulle nostre sole forze. La comunità mutualistica per noi è fondamentale, al Nord ce n’è tanta, o ce n’era. Noi dobbiamo ricostruirla, e qui la decrescita sarà più radicale. Quello che ci propongono nel ‘loro’ modello di sviluppo, il famoso -20, 20, 20, sarà sempre più ambiguo, ci vorranno sempre subalterni alle loro logiche. Noi vogliamo altro, una nuova vera economia sociale, ed essere indipendenti, autonomi.
L’anfiteatro oramai conta più di 200/300 persone. Sono circa le 11 e parla Rita Borsellino, europarlamentare (eletta nel solo PD? non so se c’erano liste comuni con la sinistra dello sperpero di voti).
Ci tenevo molto ad essere con voi. Da tempo vi seguivo. Sono siciliana, e amo moltissimo, anche se avrei motivo di odio, questa terra, e seppur non sono la padrona di casa in questo convegno è grande il mio benvenuto. La Sicilia è stata caratterizzata da stereotipi. Il sole, le sue bellezze, e una realtà ben diversa dal resto d’Italia. Ma quest’ultima Sicilia non deve avere diritto di cittadinanza, era uno stereotipo che andava superato. Questa che vedete è la vera Sicilia, e se non andiamo oltre ritorna solo la dimensione di violenza, di morte. Di chiuso. Della negatività assoluta dei fatti, da cui bisogna uscirne fuori, pensare positivo. Costruire senza archiviare il ‘male’ e la sua gravità, ma da quella consapevolezza, uscire. A me la vita e la morte hanno chiesto di continuare ‘quel progetto’. Ho fatto tanta strada, non lo meritavo, passo dopo passo, un progetto dopo l’altro, e ora sono europarlamentare. Dal sett. del ’92, quando accettai di parlare in una scuola su quei fatti per cercare di ricostruire, che era l’inizio di un riscatto, inizia una lunga storia. Bisogna guardare sempre in positivo, tutto quello che c’è di bello sui territori, andare incontro alle persone, scommettere, anche se con incoscienza. Nacque così la Carovana Antimafia, e i progetti sul territorio come quelli della locride. I nostri Sud hanno tante convergenze. Ma i progetti supportati dalle istituzioni duravano 2 o 3 anni, poi non venivano rinnovati. Le istituzioni si richiudevano, e fu necessario trovare altre strade. Nasce Libera. E’ una rete, Libera, che unisce tante realtà e cooperative. Ognuno nel suo piccolo, per quello che fa, per quello che sa, per quello che può, mette in comune; partecipa al progetto. Confiscare. Arrivarono le confische, e Pio La Torre fu ucciso perché capì che questo era quello che andava fatto. E noi lo riscoprimmo nel cammino della Carovana, passo dopo passo : confiscare i beni della Mafia, perché senza danaro la mafia è finita. E se sequestriamo edifici, possiamo fare scuole o caserme, ma la terra? Il terreno agricolo va coltivato, chi ci andava? Ricordo quando con L’ARCI partì una carovana e piantai a Rocca Cusambra (dove sono i resti di Placido Rizzotto) una pala di fico d’india. Oggi nessuno teme di parlare di mafia, anche nelle scuole i bambini sanno di che si tratta. Ma una volta non se ne poteva neanche parlare. E le cooperative nate su quei terreni che hanno fatto questo lavoro, l’hanno fatto in un modo straorinario. Non solo contro la mafia, ma per prevenire la mafia. Così nacque Libera, e quando la rete funziona diventa interlocutore. Ma l’istituzione è ancora deludente, allora faccio un passo in più: mi candido alla Presidenza della Regione. La società ha capito, è matura, eppure ricandidano Cuffaro, sotto processo per mafia. Ma non c’è niente di peggio della rassegnazione, e la mia volle essere anche provocazione, perché nei palazzi del potere si non si davano le risposte. Allora ci inventammo il Cantiere, per rendere partecipi e responsabili i cittadini italiani. 200 cantieri con 20,000 partecipanti, una massa di giovani che mi hanno sempre accompagnata, e quel programma ha dimostrato che la gente della partecipazione ha bisogno: fu un risultato straordinario anche se non fui eletta. Quel risultato non fu più raggiunto. Solo mettendosi in gioco personalmente si costruisce il futuro e dai Cantieri nasce un’altra esperienza : l’importanza del valore della partecipazione dal Sud al Nord. Ed oggi è soprattutto in Europa che va portata quell’esperienza.
Sono europarlamentare e membro di tre commissioni: Diritti civili, Criminalità e Giustizia, tutto quello che è argomento che abbiamo fatto crescere. Ma sono anche nella Cultura e Giovani, e in quella del Mediterraneo, perché la Sicilia è Mediterraneo. Voglio portarvi la novità della partecipazione dei giovani. Oggi si parla di GAS, ma sono già nella nostra cultura da tempo e in quella del Mediterraneo, e deve allargarsi, da quello che è oggi, quasi un’elite, per diventare modello, fare reti e la rete diventare un sola. Un grande modello di integrazione e valorizzazione del diverso, perché mettersi insieme è la nostra storia.
Questa è la nostra scommessa: vogliamo fare, vogliamo fare, vogliamo fare.
Ebbene, da mezzo siculo scacciato dalla Sicilia da una pistola di troppo, quella che qualcuno sventolò sotto il volto di mio padre e spaventò mia madre, a sentire tutto ciò mi ribolle ancora il sangue. Non per la ‘criminalità’ che esprime la mafia, che per uno di sinistra è chiaro da tempo che criminale è tutto il sistema capitalista, ma per la volgare prepotenza diffusa e l’arroganza della violenza mafiosa. Così, anche se dovevo cercare di raggiungere mia moglie e i miei parenti a Cefalù, sono rimasto al dibattito: si parlava di quella che è stata anche la mia terra; Nord e Sud aggrovigliati nelle storie e nelle vite di molti di noi.
Ma il dibattito no. Ve lo risparmio.
Vi riporto solo brevemente le conclusioni di Pietro Raitano, direttore di Altreconomia.
Siamo profondamente contenti di essere venuti. Non eravamo mai stati, nei convegni precedenti, sotto Firenze. La Sicilia oggi ci rimanda a responsabilità che avevamo messo sotto il cuscino. La distanza fra Nord e Sud è ormai sempre minore. Siamo ricchi di una prassi bellissima: prodotto, processo, progetto. Come diceva Alex (Zanotelli) l’acquisto è politica. Il vero grande progetto è la comunità. Riappropiamoci di tutto quanto prodotto in questi giorni. Accetto l’invito di tutti quelli che hanno parlato, torneremo al sud. Promotori di una cittadinanza attiva, nuova, riappropriandoci delle nostre prassi da applicare al territorio. I DES, distretti di economia solidale, saranno il tema del prossimo appuntamento. Dai GAS ai DES : lavoriamoci sopra, sperimentiamo. Nel territorio deve entrare la filiera del lavoro. Coniughiamo economia e solidarietà, con efficacia, con etica e con politica. Grazie al Sud.
Era da tempo che non mi sentivo così leggero.
Noi di Bologna ci siamo fermati ancora un’oretta con un altro Giorgio (di Mani Tese di Torino) per confrontarci sull’organizzazione dei nostri gas. Lentamente abbiamo salutato amici e banchetti, i produttori che contatteremo o che rincontreremo in altri appuntamenti, i Gas vicini e lontani.
In paese abbiamo trovato un alberghetto che ci ha preso a tavola. Ancora chiacchiere di politica, di quel che resta in giro, di un ‘fare’, se non dimenticato, sempre più nascosto.
Salutiamo i due Giorgi e un po’ mestamente ci incamminiamo per Trapani. Fabio guida, Manu Monica e Silvia sono in ‘riunione perenne’, discutono di tutto. Io dormicchio. Ci sgranchiamo le gambe a Trapani: seguiamo la passeggiata lungo mare, ammiriamo qualche bella facciata di chiese o palazzi. Ma non mi entusiasma, anzi la città è ampiamente rovinata dalla civiltà del XXI secolo, la nostra. All’aeroporto rincontriamo Ivonne e i miei amici. Siamo tutti soddisfatti ma stanchi. Ryan Air è davvero spartana in tutto, forse eccessiva. Mi imbarco con la mia piantina di aloe in mano, un po’ secca e spinosa, accartocciata in un foglio di giornale. Strapazzata e malridotta. Ma l’aloe ama la vita, e si riprenderà. Chissà cosa succederà alla sinistra.
Intanto vogliamo raccontarvi tutto questo.
A presto.
Fabio, Silvia, Manuela, Monica, Gabriele















1 commento:
Grazie per il dettagliato e a tratti avvincente reportage.
(era ora, di tornare a postare!) :)
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