lunedì 12 ottobre 2009

Il sole ed il pirla

Dopo soli 7 giorni di funzionamento dell'impianto solare mi sento un vero coglione. Potrei anche declinare in varie desinenze di pirlitudine... ma il fatto non cambia. Il sole c'è. Con un pannello solare si immagazzina calore e non si utilizza il gas. Non sto a dissertare sui vantaggi economici... quando installi un pannello solare capisci di essere un pirla nel profondo.

Dire che l'acqua calda si scalda grazie al sole è banale... è così banale che pochissimi hanno fatto un impianto di solare termico. Che razza di animale siamo? L'homo sapiens-stupidus? Il nostro rapporto con la natura va completamente rivisto. Noi siamo veri coglioni e non lo sappiamo neanche, anzi... più consumiamo inutilmente le risorse più ci sentiamo intelligenti!

Beh, lo sfogo di oggi è questo: da una settimana non viene consumata neanche una goccia di GPL per riscaldare dell'acqua calda. Ci pensa il sole.

Dovrebbe essere obbligatorio per legge installali... altro che 55% di detrazione!!
E' la stessa sensazione che ho provato con le galline...

Parentesi per Cristiano Bottone: il metodo autocostruzione è veramente interessante... crea legami di comunità tra i partecipanti... da noi c'erano addirittura una decina di ingengeri!! Quando mai un'impresa ti manda fior fior di laureati ad installare dei pannelli? In più si può fare oggi da me domani da te... e poi dopo un paio di giorni capisci come funziona il tutto... estremamente banale.

Beh, un'altro passo in termini di transizione l'abbiamo fatto. In termini permaculturali abbiamo anche fatto predisposizione per riscaldare l'acqua a legna... (non si sa mai).

lunedì 5 ottobre 2009

Autocostruzione solare

Nel weekend (4 e 5) c'è stato il corso di Autocostruzione del solare termico qui a casa nostra... Ora abbiamo 8 mq di pannelli solari un bollitore da 580 litri e un sacco di altri lavori da fare... ma le 30 persone che ci siamo onorati di ospitare sono state un'esperienza favolosa.

Credevo sarebbe stata solo una gran faticata ma in effetti ieri sera ci siamo detti che abbiamo avuto la fortuna di ospitare proprio un bel gruppo. Oggi non commento più di tanto ma vorrei dire a chi ha partecipato al corso di autocostruzione: "se costruite dei pannelli solari io vengo a dare una mano!!!!"

Ieri sono passati anche Marilù dell'accademia della Permacultura, Weissbach, Stefano Stefanelli della Banca del Tempo di Granarolo e Fabio Zanotti del GASbo... Grazie mille per aver condiviso con noi questa esperienza!

Un ultimo grazie a tutti i soci GasBo ma a Matteo in particolare per aver insistito perché facessimo il corso!! Oltre ad averlo praticamente organizzato da solo... ;-)

Ieri sera riflettevamo con Daria che per noi questo vuole dire Transizione!!! E quindi presto organizzeremo altre iniziative come questa!!!

martedì 22 settembre 2009

Progetto omofobico Vs progetto omofonico

Il Gruppo d'Acquisto Solidale spesso si ritrova a fare riunioni presso la Parrocchia della Beverara, ed è solo per puro caso che ho saputo quanto successo al Coro Omofonico Bolognese che da luglio 2009 faceva le prove nella stessa Parrocchia.

Riporto dal sito del Progetto Komos:

"Ok, quello che ognuno aveva predetto, chi con rassegnazione chi con gioiosa malignità, è successo: con un tempismo veramente degno di miglior causa, data la nuova esplosione di odio omofobico che questo inizio autunno sembra aver portato in Italia, l'Arcivescovo di Bologna, il cardinale Caffarra, ha ingiunto a Don Nildo Pirani di cacciarci dalla sala parrocchiale della Beverara, dove proviamo da luglio.

Ecco la lettera consegnatami ieri sera dal costernatissimo parroco, che deve averla scritta praticamente sotto dettatura del vescovo:

Al direttore del Coro Komos

Con la presente comunico con dispiacere l'impossibilità di continuare ad accogliere il Vostro Coro nei locali della Parrocchia.
Questo per una precisa disposizione di una Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede, in data 1 ottobre 1986, che io non conoscevo, e che mi è stata ribadita perentoriamente dal Cardinale Arcivescovo in persona, con lettera a me inviata in data 7 agosto 2009.
Scusandomi per quanto successo, faccio presente che non ho niente da commentare per nessun giornale o agenzia di stampa, augurandomi che il "polverone" sollevato in seguito alla concessione della sala non ricada, adesso, a danno della vostra attività corale e della nostra attività parrocchiale.
Con i migliori auguri per una sistemazione adatta alle esigenze del vostro Coro.

D. Nildo Pirani

Bologna, 14/09/2009


Per chi fosse interessato, questo è il passaggio del documento pontificio di vent'anni fa cui l'Arcivescovo si riferisce:

"Questa catechesi potrà aiutare anche quelle famiglie, in cui si trovano persone omosessuali, nell'affrontare un problema che le tocca così profondamente. Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire l'insegnamento della Chiesa, che sia ambigua nei suoi confronti, o che lo trascuri completamente. Un tale appoggio, o anche l'apparenza di esso può dare origine a gravi fraintendimenti. [...] A qualcuno tale permesso di far uso di una proprietà della Chiesa può sembrare solo un gesto di giustizia e di carità, ma in realtà esso è in contraddizione con gli scopi stessi per i quali queste istituzioni sono state fondate, e può essere fonte di malintesi e di scandalo. Nel valutare eventuali progetti legislativi, si dovrà porre in primo piano l'impegno a difendere e promuovere la vita della famiglia."

Confesso che con una certa ingenuità ho creduto che questa sistemazione potesse durare. La sala era ideale per le nostre prove ed il parroco estremamente disponibile e molto sicuro nel difendere la sua scelta. Molti parrocchiani, tra cui gli altri due cori che provano nella stessa sala (il coro parrocchiale e il coro Quadriclavium) hanno scritto a Don Nildo e a me il loro apprezzamento per il nostro arrivo e stavamo già pensando di poter collaborare attivamente alla vita della parrocchia, animando noi stessi qualche messa e rinforzando con i nostri elementi il Coro della Beverara, all'occorrenza.

Komos non è soltanto un progetto musicale (anche se questo sarà sempre il suo primo obiettivo), ma anche un progetto sociale. In fondo volevo compiere un esperimento che facesse riflettere l'opinione pubblica. Penso di esserci riuscito: ho dimostrato concretamente che non tutto il mondo cattolico è omofobo e che un dialogo tra la comunità omosessuale e questa non minoritaria parte del cattolicesimo è non solo possibile, ma doveroso, se non vogliamo creare controproducenti schieramenti contrapposti. Nella società italiana di oggi ci vuole poco perché uno urli allo scandalo guidato dal livore del razzismo. Ma che tanti cattolici si siano scomodati a scrivere lettere per esprimere il proprio apprezzamento a Don Nildo Pirani, è qualcosa che mi ha stupito. E sono convinto che presto l'ufficio dell'Arcivescovo sarà inondato da lettere.
Perché dall'altra parte questa storia purtroppo dimostra che invece le alte gerarchie cattoliche sono ancora profondamente omofobe.

Da un punto di vista sociale è una storia bella e istruttiva, ma ora, senza uno spazio, il nostro progetto artistico rischia di naufragare. Vorrei quindi cogliere l'occasione per chiedere al Comune di Bologna e a tutte le associazioni bolognesi (nonché singoli cittadini) se esiste uno spazio adatto alla musica disposto ad ospitarci.

Paolo V. Montanari"

martedì 15 settembre 2009

Oggi compio 30 anni


D'ora in poi ci sarà il 3! 30 è pari a 3 volte 10, è un numero primordiale, il prodotto dei primi 3 numeri primi, è un numero sfenico, è la somma dei quadrati dei primi quattro numeri interi, 30 = 12 + 22 + 32 + 42, è il più grande numero per cui tutti i coprimi di valore minore di esso sono anche primi, è il primo numero di Giuga, è un numero semi-perfetto poiché 30=15+5+10, è un numero di Harshad.



"Noi che ci divertivamo anche facendo "Strega comanda color."

Noi che le femmine ci obbligavano a giocare a "Regina reginella" e a
"Campana".

Noi che facevamo "Palla Avvelenata".

Noi che giocavamo regolare a "Ruba Bandiera".

Noi che non mancava neanche "dire fare baciare lettera testamento".

Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo "Parco Della Vittoria e Viale Dei
Giardini".

Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede
cresceva!!!

Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della
bicicletta.

Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era Il
più figo.

Noi che "se ti faccio fare un giro con la bici nuova nondevi cambiare le
marce".

Noi che passavamo ore a cercare i buchi sulle camere d'aria mettendole in
una bacinella.

Noi che ci sentivamo ingegneri quando riparavamo quei buchi col tip-top.

Noi che il Ciao si accendeva pedalando.

Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.

Noi che facevamo a gara a chi masticava più big Babol contemporaneamente.

Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai
attaccato nessuna malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci
mettevamo le dita in bocca.

Noi che quando starnutivi, nessuno chiamava l'ambulanza.

Noi che i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per
tutta casa.

Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la
bella della bella..

Noi che se passavamo la palla al portiere coi piedi e lui la prendeva
Conle mani non era fallo.

Noi che giocavamo a "Indovina Chi?" anche se conoscevi tutti i personaggi
a memoria.

Noi che giocavamo a Forza 4.

Noi che giocavamo a fiori frutta e città (e la città con la D era sempre
Domodossola)!!!

Noi che con le 500 lire di carta ci venivano 10 pacchetti di figurine.

Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini.

Noi che ci spaccavamo i diti per giocare a Subbuteo.

Noi che avevamo il "nascondiglio segreto" con il "passaggio segreto".

Noi che giocavamo per ore a "Merda" con le carte!!!

Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava
Riavvolgere il nastro con la penna.

Noiche in TV guardavamo solo i cartoni animati.

Noi che avevamo i cartoni animati belli.!!

Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake e Mazinga
(Goldrake, ovvio..)

Noi che guardavamo "La Casa Nella Prateria" anche se metteva tristezza.

Noi che abbiamo raccontato 1.500 volte la barzelletta del Fantasma
formaggino.

Noi che alla messa ridevamo di continuo.

Noi che si andava a messa se no erano legnate.

Noi che si bigiava a messa.

Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.

Noi che non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul
terrazzo.

Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al
compagno.

Noi che non avevamo nemmeno il telefono fisso in casa.

Noi che si andava in cabina a telefonare.

Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.

Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca
Cola con l'albero.

Noi che le palline di natale erano di vetro e si rompevano.

Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti, i nostri
compagni di classe.

Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti per terra.

Noi che alle feste stavamo sempre col manico di scopa in mano.

Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a Dormire
tardissimo.

Noi che guardavamo film dell'orrore anche se avevi paura.

Noi che giocavamo a calcio con le pigne.

Noi che le pigne ce le tiravamo pure.

Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo!!!!

Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre
sorridenti.

Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le 4.

Noi che a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali.

Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in
tuta!!!

Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.

Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava 2.

Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa Era
il terrore.

Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.

Noi che internet non esisteva.

Noi che però sappiamo a memoria "Zoff Gentile Cabrini Oriali Collovati

Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (allenatore Bearzot)".

Noi che "Disastro di Cernobyl" vuol dire che non potevamo bere il latte
alla mattina.

Noi che compravamo le uova sfuse, e la pizza alta un dito, con la carta
del pane che si impregnava d'olio.

Noi che non sapevamo cos'era la morale, solo che era sempre quella..fai
merenda con Girella!!

Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.

Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.

Noi che però sapevamo che erano le 4 perchè stava per iniziare

BIM BUM BAM.

Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perchè c'era Happy Days.

Noi che il primo novembre era "Tutti i santi", mica Halloween.

...

CHE BELLO AVERE 30 ANNI!!!

Daria

venerdì 4 settembre 2009

Corso di autocostruzione dei pannelli solari

GRUPPO DI ACQUISTO SOLIDALE BOLOGNA - RETE PER L'AUTOCOSTRUZIONE SOLARE www.gasbo.it

Imparare a costruire da soli i pannelli solari
3 e 4 ottobre 2009
CASA DI MARCO E DARIA
via Viadagola 46/11 Granarolo E. (BO)

informazioni sul corso : 051/917308-339/8700157 – info@gasbo.it
informazioni tecniche : bruno.tommasini@autocostruzionesolare.it

PREMESSE
Oltre ad essere preziosi dal punto di vista ambientale, i pannelli solari termici sono molto vantaggiosi dal punto di vista economico: la loro installazione è conveniente in ogni zona d'Italia.
In pochi anni si recupera la spesa con il risparmio sulla bolletta del gas, dopo di che l'acqua calda che se ne ricava non costa più nulla.
La tecnologia dell'impianto solare autocostruito è stata sviluppata e migliorata negli ultimi 20 anni da gruppi austriaci di autocostruzione. Oggi l'Austria, primo paese europeo nell'uso del solare termico, ha in opera ben 300.000 m2 di pannelli solari autocostruiti. I pannelli solari autocostruiti costano la metà di quelli in commercio, a pari efficienza.

Con la pratica dell'autocostruzione, l'utilizzatore finale acquisisce maggiore consapevolezza sull'uso delle risorse e sulle applicazioni delle tecnologie più appropriate disponibili, aumentando la propria autonomia rispetto all'offerta di tecnologia proposta dal mercato.

FINALITA'
Imparare a costruire da soli un impianto solare per la produzione di acqua calda (pannello solare termico) .

PROGRAMMA
Il corso è impostato per offrire la teoria, le basi e la pratica dell'autocostruzione in un ciclo integrato di "conoscenza ed esperienza".
Esso comprende:

*Introduzione ai flussi naturali di energia sulla terra, il movimento diurno del sole nelle stagioni, la valutazione dell'energia solare disponibile, le tecniche di raccolta e le modalità di utilizzo.
*Disponibilità ed utilizzi dell'energia solare
*Fondamenti della tecnologia dei collettori solari per produzione di acqua calda. Sistemi a circolazione naturale e a circolazione forzata.
*Dimensionamento e criteri di scelta dell'impianto in funzione delle necessità dell'utente.
*Analisi della convenienza economica dell'impianto autocostruito.
*Costruzione in loco di un collettore solare da 8 m2, sufficiente per soddisfare il fabbisogno estivo di acqua calda sanitaria al 100 % e una quota di ca. 70 % del fabbisogno annuale. Inoltre l'impianto verra' collegato all'impianto di riscaldamento a pavimento gia' esistente per contribuire nei mesi invernali al riscaldamento della casa di Marco e Daria.
*Installazione e messa in opera sul tetto dei pannelli costruiti durante il corso
*avvio dell'impianto

A CHI E' RIVOLTO
A tutti coloro che sono interessati al rispetto per l'ambiente, a diminuire la propria impronta ecologica sul pianeta e risparmiare utilizzando l'unica risorsa veramente gratuita: il sole. E' un corso svolto in modo chiaro, semplice e molto pratico che permette di realizzare da subito quanto imparato.


INFORMAZIONI LOGISTICHE
sabato 3 e domenica 4 ottobre: ore 9,30- 18,00

La quota di partecipazione al corso è di 120 euro iva compresa. Per i soci dell'associazione La madia Gasbo la quota e' 100 euro.

A tutti i partecipanti verranno fornite tutte le indicazioni per reperire i materiali, un cd rom e la bibliografia utile. Inoltre verra' fornito un attestato di partecipazione necessario per fruire della detrazione IRPEF del 55% sul costo di un eventuale proprio impianto solare autocostruito.
La quota per chi desiderasse dormire tra sabato e domenica e/o tra venerdi' e sabato e' 5 euro, la sistemazione sara' in camerate con bagno comune; portare lenzuola, federe e asciugamani propri. Si puo' dormire gratuitamente in tenda.

Altre sistemazioni nei dintorni:

*Ostello S.Sisto web; http://www.ostellionline.org/ostello.php?idostello=172 in via Viadagola 14.
Prezzi da 16 a 25 Euro.
*LOCANDA I PORTICI v. Roma 79 Granarolo Dell'Emilia (BO)
tel: 051 6056478 fax: 051 6056478
email: max.locandaiportici@gmail.com
*Agriturismo La campana" a Cadriano http://www.lacampanaagriturismo.it/index.html

Per il pranzo del sabato ciascuno porta qualcosa da condividere con gli altri, la quota per i pasti (cena di sabato e pranzo di domenica) e' 10 euro a pasto.

Per prenotarsi compilare la scheda di iscrizione sottostante e inviarla per e-mail a: info@gasbo.it
Per poter permettere un efficace partecipazione i posti sono limitati per cui accetteremo solo le prime 20 iscrizioni ricevute. Non appena riceviamo la vostra domanda di iscrizione, vi confermiamo la disponibilità di posto e vi chiediamo di effettuare un bonifico con un acconto di 50 euro sul c\c dell' Associazione La Madia – Gasbo c\o Banca Etica

IBAN: IT 46 I 05018 02400 000000106785

indicando nella causale "iscrizione corso pannelli solari".

******************************************************************************
SCHEDA DI ISCRIZIONE CORSO AUTOCOSTRUZIONE PANNELLI SOLARI 3/4 ottobre 09 (fare copia e incolla e inviare e-mail a info@gasbo.it)

Cognome e nome

citta'

tel. fisso

cellulare

email
desidero pernottare
venerdi' 2/10 SI NO
sabato 3/10 SI NO

sarò presente ai seguenti pasti:
sabato sera SI NO
domenica a mezzogiorno SI NO

diponibilita' posti auto x altri partecipanti nr...

(cancellare le voci che non interessano)

Altre info su www.gasbo.it

lunedì 31 agosto 2009

Ops, è passato un'altro mese!! Parliamo degli orti?

Che fossimo un po' latitanti era noto ma trascurare così il nostro blogghettino...

Come promesso inizio con gli aggiornamenti.

Orto sinergico: è in produzione, la paglia è arrivata estemamente tardi e la gramigna ha invaso intere zone pertanto ne coltiviamo solo metà ad ortaggi... mentre almeno quattro aiuole sono state momentaneamente abbandonate al loro destino. La qualità del terreno comunque sta migliorando, grazie alla paglia che rende il terreno più leggero (ne abbiamo presa una tonnellata!! - non per modo di dire) anche se il secco estivo ce ne aveva fatto un po' dubitare. Comunque la produzione estiva è stata sufficiente a non farci acquistare verdura nei negozi e a poterne regalare un po' (poca) agli amici e parenti. Sicuramente non da sfamare due persono integralmente ma per ora a noi basta.

Orto a quadretti in 5 passi!: l'esperimento dello Zio Gabriele è quello dell'orto a quadretti! Ne abbiamo due da 1,2 mt X 1,2 mt l'uno. Preparazione: 1. diserbare dalle infestanti coprendo l'erba con carta di giornale, cartoni, ecc... dopo aver un po' smosso la terra con una zappa, una vanga o una paletta. 2. Fare accuratamente i confini dell'aiuola per evitare che le infestanti riprendano il controllo della zona. 3. Procurarsi 200 lt di terriccio buono e stenderlo nell'aiuola. 4. Suddividere (in modo immaginario) l'interno dell'aiuola in 16 quadretti di 30 cm per 30 cm e trapiantare nelle stagioni appropriate le 16 piantine tenendo ben conto delle consociazioni. 5. Creare le spalliere, i tutori e tutto ciò necessario alla vita del micro orto.
Tempo totale investito nei due orti a quadretti circa 10 ore nella stagione. Materiali circa 50 € (solo il primo anno), produzione di circa 30 Kg di verdura.

Considerazioni sugli orti: l'orto sinergico è un orto che necessita di molto lavoro iniziale e poi ha un'inerzia notevole, poco lavoro di manutenzione e poi solo il lavoro di trapianto e raccolta. Lo stesso discorso si può fare per l'orto a quadretti. Il vantaggio del sinergico è che nel tempo dovrebbe migliorare la qualità del terreno (attraverso l'apporto di paglia e compost creato con gli scarti), mentre temiamo che l'orto a quadretti sia troppo intensivo per nutrire il terreno (certo che i 200 lt. di terriccio danno una bella spinta il primo anno!!!). La resa delle due tipologie di orto è analoga se si considera per singola pianta. Mentre ovviamente è molto più intensa quella dell'orto a quadretti se si considera per superficie impiegata. Circa 3 mq rendono (una produzione) come 10 mq di orto sinergico (coltivato estensivamente come facciamo noi).

Principali errori commessi nell'orto sinergico: 1) i vialetti sono stati fatti curvilinei per creare un disegno piacevole alla vista ma purtropppo li ho progettati troppo stretti e visto che le aiuole sono di al massimo 1,2 mt e tutte di forme differenti ad oggi è difficile ampliare da 30 cm a 60 cm i vialetti se non ritrovandosi aiuole da 90 cm (in effetti un po' piccole). Se si dispone di spazio e si vuole creare un "orto curvo" consiglio di abbondare vivamente nei sentieri (anche 70/80 cm) perchè è molto più pratico per lavorare. 2. Aiuole troppo alte! Illudendomi di creare un opportuno drenaggio le aiuole sono venute alte circa 50/60 cm... mi illudevo che così fosse tutto più semplice per la schiena ma in realtà ciò comporta che la terra adiacente ai camminamenti (sentieri) frana in continuazione e troppo ripida per una coltivazione adeguata (solo i porri vengono bene sulle sponde!!!).

Quindi il consiglio: scaricatevi o guardate on line il video di Emilia Hazelip e leggete l'orto di carta e fate come spiegato. Non, ripeto, NON provate a fare un Kandinsky al posto dell'orto con la scusa di fare un giardiano artistico! Ci ho già provato io. NON funziona!!! Molto meglio sani rettangoloni, mezzelune o grandi cerchi. Se volete anche il disegno di atlantide!!! Ma NON dei kandinsky o dei Mirò!

Se siete neofiti di orticolutura partite dall'orto a quadretti, con pochi quadretti (due o tre). Da molte soddisfazioni! L'investimento iniziale è un po' oneroso, ma poi se con pochissimo spazio e tempo riuscite a produrvi a vostra verdura saporita sarete di sicuro soddisfatti!!

Sempre in tema ci sarebbe il corso di Permacultura Urbana con John Button a cui abbiamo partecipato io e Daria dal 18 al 22 agosto. Per Daria una settimana poco utile, a me è piaciuto per capire che gli errori capitano in questo settore e l'unica cosa che puoi fare è riprovare. Tra l'altro John mi pare abbastanza come me... prima fa, poi si chiede se andava fatto così (contravvenendo alla raccomandazione della Permacultura: "Prenditi tutto il tempo che ti serve per progettare"). Comunque è permacultore da 30 anni e qualcosa ha combinato e soprattutto mi pare che si sia divertito. Anche lui, come Nicola, sente molto il tema della Soil Depletion. A me il corso è piaciuto, e comincio a capirci un po' di più e soprattutto ad essere più convinto delle nostre conoscenze e capacità... ovviamente da autodidatti dobbiamo coprire un po' di buchi... tipo il come trapiantare i piantini.... ma la vita è bella perchè ti insegna sempre qualcosa di nuovo.

Stavolta mi sono dilungato... Buon orto a tutti.
PS Appena riesco carico le foto (ma non mi ricordo più come si fa)

lunedì 20 luglio 2009

Udite udite... ci siamo sposati!!!

E' qualche mese che trascuriamo il blog... ma solo per fare altre cose, solo qualche passo in più nel nostro percorso di vita. In ordine (sparso) di importanza:

Io e Daria ci siamo sposati!



Siamo andati in viaggio di nozze in Indonesia (molto poco sostenibile).

Abbiamo finito il mega orto sinergico (circa 100 mq) e avviato la produzione (in realtà sto ancora combattendo con le infestanti con il fido roncolino).

Abbiamo avviato (insieme a mio zio Gabriele) due esperimenti di "orto a quadretti" (produzione intensiva in spazi limitati).

Abbiamo avviato la costruzione del nuovo pollaio con assi di recupero e del nuovo trattore a polli. Il nuovo pollaio dovrebbe essere integrato nella nuova serra ed essere la casa invernale dei sette piumati inquilini. Sono indietro con la coibentazione e la valutazione sull'opportunità di fare un secondo piano abbandonando la logica del cohousing in favore di quella del condominio solidale (tre pulcini sono stati freddati dalla gallina Ermy a beccate i testa) inoltre il sovrappopolamento ci preoccupa e... forse è meglio dedicarci un post.

Anzi, a tutti gli argomenti sarebbe meglio dedicare un post.

Novità per il futuro: i soci del GASBo ci hanno regalato un pannello solare termico e ospiteremo il primo corso di autocostruzione del solare termico (ACS e Riscaldamento) nell'ambito delle iniziative di Transizione a Granarolo.

In più grazie a tutti gli amici e parenti entro l'anno scintillerà il nuovo impianto fotovoltaico!! Dal 2010 quindi la casa dovrebbe essere abbastanza energeticamente autosufficiente da ricorrere a fonti esterne non rinnovabili solo saltuariamente!!!

Dal 18 al 22 agosto saremo impegnati in un breve corso di permacultura urbana con John Button sul lago maggore.

sabato 18 luglio 2009

Diavoloni frocioni... ATTIVISSIMI!!!

venerdì 10 luglio 2009

Sabina for president

giovedì 9 luglio 2009

Convegno nazionale dei GAS - Petralia Sottana (PA)

http://www.sbarcogas.org/
http://www.retegas.org/

Dal nostro inviato speciale, Gabriele Caccia

Petralia Sottana è un paesino molto carino in Prov. di Palermo, abbarbicato su una cima delle Madonie. Dal 26 al 28 giugno ha ospitato il Convegno Nazionale dei GAS, i gruppi di acquisto solidali, e dei produttori dell’area ‘l’altra economia’. Per tre giorni è diventato il villaggio delle relazioni e degli scambi, dove produttori e consumatori si sono conosciuti e confrontati in un bellissimo anfiteatro all’interno di una fitta pineta, o al Convento dei Padri Riformati.

Il ‘raduno’, organizzato dall’Associazione Siqilyah, aveva titolo : ‘Gas ed economia solidale: un nuovo modello di futuro’.

Noi del GasBo abbiamo partecipato in cinque: Manuela, Monica, Silvia, Fabio e Gabriele.

Sbarcati a Trapani, e affittata un’auto (anche perché Silvia e Fabio, avrebbero allungato il viaggio), in poco tempo abbiamo raggiunta Cefalù, piccola perla del mediterraneo, dove abbiamo fatto il bagno, una prima spontanea ‘riunione’ sulla spiaggia, una passeggiata fra i vicoletti del centro storico fino alla splendida Cattedrale, per ripiegare poi verso un ottimo pranzetto su una terrazza sul mare, al riparo del sole ma accompagnati dall’infrangersi delle onde sugli scogli.


Ben soddisfatti, ci siamo lentamente arrampicati sulle Madonie fino a raggiungere la meta : una casetta dimenticata nei campi a qualche chilometro da Petralia, il nostro rifugio notturno.

Il convegno si svolgeva invece al Convento, in cima al monte sopra il paese, dove in un ampio anfiteatro di pietra (moderno), erano da poco iniziati i gruppi di lavoro. Qui ci siamo parzialmente divisi: Fabio gruppo Energia, Gabriele gruppo DES, Manuela gruppo Certificazione e Legalità, Monica e Silvia gruppo Partecipazione.


(Gabriele) Io ho scelto ‘I DES, i Distretti di Economia Solidale, ruoli e identità’, discorso da subito spinoso. Partecipavano circa 30 persone, egualmente suddivise per età, provenienti dalle più svariate città italiane, dalla Sicilia al Piemonte.

Ognuno raccontava la propria esperienza di GAS, la struttura, la grandezza, i pregi e i problemi del gruppo, mettendo in evidenza come, oltre ai ‘normali’ problemi di approvvigionamento di biologico o di organizzazione interna, ci si scontrava un po’ tutti col bisogno di stringere maggiori rapporti coi produttori stessi, se non addirittura di incentivare un intervento in prima persona sulla filiera produttiva. Napoli disperati per l’inquinamento diffuso sul territorio; Fidenza, gruppo fortissimo, raccontava di software sofisticatissimi per la gestione degli ordini o sulla nascitura Associazione Verso il DES; Gas Brianza che ha creato una filiera del pane convincendo i produttori ad acquistare terreni per riconvertirli al biologico e racconta della panificazione che riescono a fare settimanalmente; Ri-Gas di Rimini, che raccoglie 500 famiglie e pagano il tesoriere; GAS-Como ci ha ‘umiliati’ tutti raccontando del DES ormai realtà, e delle 6 persone, facilitatori e ricercatori di fondi e progetti, stipendiati per garantire la continuità. Ed io, come tutti gli altri, ho raccontato della nostra esperienza, della divisione fra fresco e ‘secco’, del magazzino, dei sottogruppi, e del primo progetto (così nuovo che ancora non lo conoscete) di suddivisione nel territorio cercando di coinvolgere le cooperative sociali, quelle di tipo ‘B’, sottolineando che offrire loro occasioni di lavoro, anche solo per la gestione logistica, non è un peso, ma opportunità di integrazione sociale, di comunità. E con le cooperative sociali tanti spazi (anche fisici) possono aprirsi.

Visioni, percorsi e linguaggi che hanno difficoltà ad incontrarsi. Riflessioni sulla ricchezza della pluralità di storie, di condizioni e di esperienze. Sul territorio che deve vederci non come ‘nicchia chiusa’, ma come elemento di aggregazione. Senza, per ultimo, dimenticare che offrire solidarietà, volontariato, non vuol dire rifiutare di offrire lavoro, ma proprio il contrario, fino anche ad investire sul lavoro stipendiato. Insomma, responsabilizzazione, efficacia, rapporti con le istituzioni, e … pensare i Distretti di Economia Solidale.


(Monica e Silvia) ‘Quale partecipazione nei gas’. Anche qui vi è stata una presentazione dei partecipanti al sottogruppo e nell’esposizione sono stati indicati numeri, modalità di organizzazione del gas di appartenenza, problematiche, criticità relative alla partecipazione degli iscritti, pratiche di incentivazione alla partecipazione, regolamenti.

E' emerso che in diverse situazione si è scelto di limitare le iscrizioni (massimo 40) perché solo il gruppo “piccolo” permette una vera e propria partecipazione allargata e condivisa da tutti e difficilmente si perde qualcuno per la strada. L'organizzazione di eventi connessi al gruppo di acquisto (serate a tema, mini corsi, etc) si svolge in genere a rotazione nelle abitazioni. Le riunioni stesse risultano facilitate dal numero dei partecipanti. Tuttavia in queste realtà un rischio c'è ed è quello di creare delle nicchie, chiuse agli esterni ed autoreferenziali. Dove si è scelto di limitare un numero massimo di partecipanti si è anche deciso di fare da tutor alla creazione di altri gruppi di acquisto. Vi sono però realtà di Gruppi di acquisto solidali particolarmente estesi, i quali presentano una forte organizzazione, una struttura particolarmente elaborata e regole piuttosto chiare e precise, e strumentazioni informatiche come, ad es., un sistema gestionale per ordini e pagamenti. Vedi il gruppo di Fidenza o di Trento. Il problema non riguarda solo il numero di partecipanti ma anche quale tipo di partecipazione le persone sono disposte a dare, e di quale partecipazione un gruppo necessita. E’ emerso quanto possa essere importante fare formazione a chi è già dentro al gruppo e a chi offre la propria disponibilità ed interesse per garantire un partecipazione selezionata e consapevole.


Chi c’era a Petralia?

Al termine del mio, ho gironzolato per gli altri sottogruppi per spiare facce, osservare i partecipanti, indovinarne caratteristiche, curiosità, storie ed esperienze.

Pur sapendo che dimenticherò un sacco di nomi, direi che c’erano: Carta, Il Comune di Petralia Sottana, Altreconomia, Siqillyah, Valori, Terra Nuova, la Prov. di Palermo, il Dipartimento d’Agricoltura della Regione Sicilia, Sbarcogas, Tessere Reti, Consorzio Sociale GOEL della Calabria, Wwoof Sicilia, Retegas, un centinaio di GAS di tutta Italia rappresentati da due o trecento persone, decine di produttori e relativi consorzi, primo fra tutti Le galline Felici, organizzatrice dell’evento, banchetti ecologici, biologici, in ogni caso ‘alternativi’, Mani Tese, stand di tutti i tipi, pratiche di ecologia della mente, dallo yoga alla meditazione, Gruppo Aloe, il Cai di Petralia che offriva due giri sulle Madonie (ma quante settimane bisognava restare?), una fantastica mescita di birra della Basilicata, ristoro dei nostri intervalli (la mettiamo a listino?!). E chissà quanti altri. Anche ‘Ritorno al futuro’, viaggio alla riscoperta delle Transition Town, che distribuiva un volantino con due inviti in Galles. Come diceva il volantino, il villaggio delle relazioni e degli scambi era un caravanserraglio temporaneo, nel cuore della Sicilia. Altri operatori, durante i tre giorni, organizzavano spazi e giochi per i più piccoli.

Io penso che il tutto, perfettamente organizzato e pulitissimo, abbia coinvolto oltre 500 persone.

Verso le otto di sera, il gruppo folcloristico di Petralia si è esibito nel ‘Ballo pantomima della cordella’, con coinvolgimento finale del pubblico nella danza.


La sera

Ci sarebbe stata la proiezione del film Madre Terra, di Olmi, verso le 22, bello ma visto, e per i tiratardi, alle 23, una visita guidata al paese sotto le stelle, che ho rimpianto. Ci eravamo alzati alle 4,30 a Bologna, per essere alle 8 a Trapani. Stanchi, abbiamo quindi ciondolato per il ‘villaggio’. Petralia è davvero carina, conta 3500 abitanti, due belle chiese : una offre una meridiana, l’altra un pannello con le misure del sistema metrico decimale tradotto agli isolani del ‘800. Poi una selva di vicoletti, di stradine attorcigliate, di scale e scalette in pietra, mozzafiato per chi deve salire, e bei palazzi. Nessuno scempio apparente e nessun abuso troppo stucchevole. Un vecchio convento utilizzato dall’Università, con graziosissimo chiostro, e una bella pineta, in quei giorni piena di tende e bancarelle. In cima al monte, la Chiesa Madre del XV secolo. Petraia ai nostri occhi.

Cena alla mensa (la scuola del paese): riso scotto, fagioli e frittatina, con un bicchiere o due di vino che ci ha resi ben allegri (ma non c’era bisogno), dove abbiamo aggregato un trentino, Giorgio, ed offerto il divano in più, e da quel momento siamo sempre stati sei. Dopo cena, seconda riunioncina in mensa della rappresentanza GasBo, per scambiarsi impressioni, poi due passi e a casa.

Riesco appena a giustificarmi con Monica e Manuela che avrei russato, che .. zac!, sono già le sei. Mi sveglio fresco, ma non ci sono rumori. Provo a rigirarmi, ma il lettino è scomodo. Nel lettone, Monica e Manu sono due fagotti. Solo quando sento trambusti in cucina, mi alzo (e per qualcuno era troppo presto!). Preparo una decina di uova strapazzate, delle galline ruspanti offerteci dal padrone, c’è caffè e latte. Pian piano la casa si risveglia.

Dalla veranda ammiro la campagna. Siamo davvero isolati in una casa poco sotto Petralia, in mezzo a campi di grano già colorati. Il panorama è bello, semplice, pulito; l’aria è ancora fresca. Un cavallo indolente, là sotto, scaccia le prime mosche. Forse siamo a 1000 metri, ma pare tutto un gran campo di grano, un po’ ondulato. A sinistra, più in alto, si intravede il paese, i muri rossastri, le tegole di una volta. Silenzio solare.


Sabato mattina

Prima delle nove siamo pronti. Sosta al paese per un cappuccio e una pasta, poi la solita scarpinata per raggiungere l’anfiteatro. Qualcuno cede alla granatina con brioche, io lo farò il giorno dopo.

Andrea Saroldi, il ‘Presidente ad honorem’ dei GAS, raccomanda il rispetto dei tempi e lascia la parola ai coordinatori dei sotto gruppi del primo giorno.

Brevemente: i GAS sono nati nel ’94 come critica attiva al modello di sviluppo per modificare le abitudini di consumo della popolazione. Ora si cerca di condividere modelli di ‘patti’ coi produttori sul territorio, anche modelli di co-prduzione. Il nostro obiettivo sono le ‘tre P’ (Prodotto, Processo, Progetto). Vanno preparate e diffuse schede dei produttori. Cos’è il prodotto, da dove viene e come si produce, e come si integra nelle nostra rete di consumatori solidali. Poi qualche accenno al problema dei falsi GAS, i più grossi vanno denunciati, ma truffati e truffatori sempre ci saranno. Sono quindi ben più importanti le relazioni dirette, lo scambio di informazioni. I primi passi e i primi errori si possono correggere. L’importante è che siano a disposizione le informazioni giuste. Gas web farà un listino bio-etico. Un po’ tutti continueremo a sviluppare il software.

Nell’anfiteatro, verso le dieci, ci sono già 100 o 150 persone. Si parla di come accompagnare i produttori al biologico, o al basso impatto ambientale, su come valorizzare il vantaggio reciproco, ‘impegnando’ la produzione anche prima del raccolto, o come sperimentare la coltivazione diretta.

E’ forte l’esigenza di disponibilità e di competenze, di scambio dei saperi, anche fra i coltivatori stessi. Ecco di nuovo l’importanza del rapporto con le cooperative sociali, del lavoro, e nello stesso tempo, delle agenzie e cooperative del turismo responsabile, che potrebbero ben sostenere il continuo intreccio fra produttori e consumatori, se si sviluppasse anche l’accoglienza. Poi si parla di fiere,e di feste, di momenti pubblici, dei bandi per le risorse, dei rapporti con le amministrazioni.

Il gruppo gas energia ripropone la sua lunga storia, e l’approdo, speriamo definitivo, a Clean Power, società veneta legata a Banca Etica. Ma non è sufficiente cambiare fornitore di energia. Né più di tanto serve passare da una risorsa all’altra. Va affrontato il tema di come utilizzare l’energia, prima ancora che ‘quale’, e quanta. Vanno indovinati i bisogni energetici dei territori, come privilegiare il risparmio , come premiarlo, come indurne l’uso intelligente. Poi, certo, le rinnovabili.

Ma il progetto necessita di una massa critica, una massa di ‘acquirenti’, per competere coi prezzi. La nostra ‘credibilità’ passa anche dal prezzo. Rete CO-energia, distretti e produttori. E profili di bollette che illustrino tutto, e che premino non il consumo , ma il risparmio: chi meno consuma, meno paga. Chi più spreca, più paga : inaccettabile dagli altri gestori che incentivano il consumo per incentivare i profitti.

E questo dell’energia è da subito un modello strategico su cui impegnarsi profondamente perché nasce come modello economico diverso, trasgressivo rispetto all’economia di oggi, praticabile concretamente a partire proprio dal consumo di energia.


Alla fine dalla mattinata scegliamo un ristorantino in paese, memori del riso della mensa. Chiediamo tre menu da 10 euro e tre da 20 euro. Nonostante la squisitezza delle portate, in sei, non riusciamo a finire tutto! Discussione a ruota libera su noi, la vita e gli amori…


Parentesi Aloe

Nel pomeriggio trasgredisco: abbandono l’assemblea e i lavori di gruppo nell’arena, e vago curiosando sotto i portici del convento dei Padri Riformati, nel chiostro secolare arricchito da varie bancarelle su cui risplendono i colori di mille copertine. Spio avvisi ed inviti del programma ‘di supporto’. Poi, mi decido, anzi l’avevo già deciso, e partecipo al gruppo sull’aloe: ‘Aloe arboscens fai da te: virtù coltivazione e uso fai da te. Ricetta di Padre Zago’. Strapieno. Su una poltroncina in seconda fila, non perdo una parola. Parla Gigi Nencioni, del Gruppo Aloe di Lucca, trasferitosi in Sicilia.

Frate Zago (brasiliano) divulgò l’uso dell’aloe fra la gente. Oggi Lucca è la capitale dell’aloe, ma anche a Palermo, l’orto botanico distribuisce alla gente le foglie di aloe per i frullati. Aloe vera o aloe falsa: cambia solo la quantità del principio attivo: si assaggia la foglia e l’amaro ne indica la quantità, comunque sempre presenti. L’aloe viene dall’Africa, ama il sole (ma preferisce la mezz’ombra); i mercanti africani, e poi i gesuiti, l’hanno diffusa ovunque. La riproduzione viene per talee, a cespuglio. Dopo meno di tre anni, i piccoli hanno le stesse proprietà della madre, ma se vi serve potete usarla anche dopo almeno 5 mesi. Tenetele pure al sole, non muore mai. Resiste come il fico d’india, anche con poca terra. Nel mediterraneo ci sono tante ricette. La migliore, io credo, è mangiarla in insalata. O in frullati di foglie. L’aloe è ricchissima di sostanze nutritive immune stimolanti. Va bene per tutto, e non ha effetti collaterali, se non forse un effetto lassativo. E’ depuratrice, anti-dolorifica, stimola la riproduzione delle cellule. La pianta vive di notte, e di notte va raccolta. Non dopo la pioggia, lasciate qualche giorno che si asciughi. Staccate la foglia, poi tagliate via le ‘spine’, fatela a pezzi e frullatela. A 300 grammi di foglia aggiungete 500 gr. di miele, o se volete del liquore, per farla diventare come un frappé. Tre cucchiai al giorno, lontano dai pasti, per 20 giorni. Due o tre volte all’anno. Lo sciroppo, o il frullato, non si mantiene più di 20 giorni, pertanto fatene una misura giusta. Non va tenuta in frigo perché brucia le molecole, ma al fresco. Nutrisce il corpo e depura. Non è la pianta dei miracoli, la si studia molto ancora adesso, ma fa bene (qualcuno azzarda anche contro i tumori). Le sue foglie, aperte a libro, si possono spalmare su tutto il corpo, rinfresca e rigenera nelle scottature.

Interviene un argentino che ci rassicura che da loro la si usa per tutto.

Alla fine me ne faccio regalare un esemplare che porterò, fiero, a Bologna ed inizierò la mia coltivazione. Cari Gasbisti, il primo barattolo ce lo mangiamo assieme, d’accordo?!


Sabato sera

Ci ritroviamo di nuovo tutti, ci raccontiamo cose, e decidiamo di andare a cena a Petralia Soprana.

Da lassù, il comune più alto delle Madonie, uno sperone a 1.150 metri, antico centro militare arabo, la Sicilia si stende a vista d’occhio. E’ bella questa campagna. Forse intravediamo Enna, ma non si vede il mare. Poi attraversiamo il paese, due o tre strade parallele che portano alla Chiesa Madre (ma ogni paese ne ha una?) ‘bianca e dilavata dal vento, preceduta da un bel portico ad arcate’ (Guida Ruotard). Assistiamo, piacevolmente stupiti, alla processione per Pietro e Paolo. Poi ci ficchiamo in trattoria. Chiediamo solo sei antipasti e una sola minestra di ceci. Smettiamo di mangiare dopo un’ora, tanto la tavola ci è stata imbandita. Il padrone ci racconta qualcosa, e si rammarica che quelli di Petralia Sottana, nata dopo, pian piano si sono presi tutto, anche il sindaco comunista e a loro hanno lasciato quello democristiano. In effetti il sindaco non è ‘comunista’, come direbbe qualcuno, ma solo del PD, e il Comune è comunque uno dei 256 comuni solidali, della rete Recosol che mette insieme amministrazioni interessate a progetti di pace, di solidarietà, e di sostenibilità, compreso il sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati.

A Petralia, aveva detto il sindaco, Santo Inguaggiato, nel suo saluto nel pomeriggio, non abbiamo i GAS, ma siamo un Gas, lavoriamo con costanza sulla strada delle buone pratiche economiche ed ambientali, noi abbiamo tutta l’acqua che serve (riferito a Petralia Soprana, ch’è senza). Nel nuovo programma triennale di opere pubbliche prevediamo l’installazione negli edifici pubblici di caldaie a biomassa ad alta efficienza, pannelli solari sul tetto del cinema e del Municipio, e nella centrale idroelettrica di Catarattì aggiungeremo un impianto fotovoltaico solare-termico con generatore mini-eolico. L’obiettivo è arrivare ad un’autosufficienza energetica (saranno contenti i Transizionisti). “In un momento in cui la cultura prevalente è quella di chiudersi e respingere, noi vogliamo accogliere. E ci auguriamo che vogliate tornare”. M’è sembrato un bravo sindaco, e quindi l’ho salutato quando era al tavolino al bar. Quando poi, il giorno dopo, a pranzo parliamo di destra e sinistra, e se ha ancora un senso ragionare con questi ‘criteri’, penso che queste, e tante altre cose, non le fa la destra (vuole le centrali atomiche), e che dobbiamo avere ancora la pazienza di ‘distinguere’ e di scegliere.

Dopo cena, non abbiamo neanche la forza di fare due passi.


Domenica mattina.

Colazione con fichi, pere e susine. E il caffè per svegliarci. Poi pulizia della casa, chiusura ‘bagagli’, e tutti in paese per consegnare le chiavi. Risaliamo all’anfiteatro dove parleranno i ‘big’.


Inizia Tonino Perna, Docente Univ., Altraeconomia.

Nel mezzogiorno di crisi non si sente parlare. I settori produttivi sono nel Centro Nord. L’impatto il Sud lo sentirà nel 2010 coi tagli sociali, i tagli alla spesa. Calcoliamo che saranno pari a 2.500 euro a persona, nel mezzogiorno. Sono il ‘prezzo’ dei tagli alla scuola, alla sanità, a tutti i servizi. Nella scuola, soprattutto non c’è turn over : tagliare le scuole, vuol dire chiudere i paesi, senza scuola la gente si trasferisce. Per fortuna un meridionale su due ha un rapporto con la terra, resiste una rete di solidarietà, di doni, quindi la situazione appare più calma, ma con le prospettive di cui sopra. Nelle città del sud i Gas prendono piede per questi timori. Non certo nei paesi, dove esiste ancora la ‘comunità’. Ma c’è anche da dire che i supermercati nel sud sono nella stragrande maggioranza gestiti dalla criminalità organizzata, come anche i mercati ortofrutticoli del nord. Se i Gas sono alternativa al supermercato, ciò che fa Libera è vera rivoluzione. Prendere i terreni e farli rendere in rete. Una volta si temeva anche solo di guardare i terreni presi alla mafia, ora Libera li rende produttivi. Esempio di cooperazione Nord-Sud, è quello che volgiamo. Progetti di rete, DES, scambio, ma non autarchia, peraltro impossibile. Chiediamo solo di ridurre la dipendenza dall’estero. Rivalutare il Mediterraneo. Ma anche fra noi ci sono problemi, sovrapproduzione di olio d’oliva o di arance. Allora rafforzamento locale tramite reti di consorzi per proteggere i più deboli e aprire sbocchi al Nord. Anche la mano d’opera importata è soggetta ad un uso criminale, che noi combattiamo. Selezionare i produttori anche su questi problemi. Si al biologico, ma se poi il produttore sfrutta l’immigrato? Il GAS coglie un nodo strutturale del sistema : oggi guadagna chi distribuisce. Anche al sud è un punto fondamentale. Il capitale mafioso controlla la distribuzione, il GAS costruisce alternative.


Poi parla Vincenzo Linarello, Consorzio GOEL, rete coop. Sociali della Locride e di Calabria.

Noi abbiamo il 75% di disoccupazione giovanile. Voi non ci pensate, ma capite che vuol dire? Il tasso di violenza è altissimo. Le reti clientelari hanno annientato ogni logica di diritto. Bisogna dare una mano per il lavoro, rendere libere le persone. Siamo partiti con questo obiettivo e GOEL attiva circa 1.000 persone, mille posti di lavoro, individuali o coop. Dicevamo : venite a lavorare con noi, non vi chiediamo nulla. Ma ciò non bastava. Il modello di impresa lo volevamo inclusivo, e che dal territorio tornasse al territorio. La promozione d’impresa parte dalle coop. sociali, erano il modello che più rispondeva. Coop. di tipo ‘B’ (per l’inserimento lavorativo). In Calabria non ci sono servizi sul territorio. Per noi era inclusione e opportunità lavorativa per gli operatori. Non era un progetto anti-mafia. Era l’agire normale senza chiedere permessi. Ma in un determinato ambiente, questo diventa ‘eversivo’. I nostri comportamenti erano di opposizione, non chiedevamo permessi. I guai arrivarono dopo. Ogni fatto che accadeva, ogni ‘intoppo’, ne discutevamo, lo mettevamo in comune. Lentamente acquisivamo la conoscenza delle ‘regole’. Fino a 100.000 euro, una gara la vinceva chi era bravo. Da 100.000 a 500.000 si passa per il Sindaco. Da 500.000 in su bisogna passare per ‘loro’ ed ‘erogare’ danaro. In Calabria c’è chi ha un progetto di precarietà sulla nostra terra, sa che arricchisce se rende precari gli altri. Sono organizzazioni che hanno una ‘teoria’, sono l’andrangheta e le massonerie deviate. Tutto l’introito, droghe, mazzette, pizzi, ecc.. la rendono una potenza economica incredibile e fa si che i loro uomini si introducono nella politica (direttamente o indirettamente) nei posti chiave dove la gente deve passare per vivere o sopravvivere, dove chi ha meno deve chiedere. E ogni volta che passi da loro devi pagarli con voti, poi pacchettizzati e rigettati sempre verso l’andrangheta, che crea un ciclo chiuso di ‘politici’. Cresce su se stessa. E diventa un tutt’uno: economia, politica, servizi, legge, vita. Anche fare appello al politico (al governo) è rischioso, si fa appello agli stessi mafiosi. Ed ecco che arrivate voi, i GAS. Noi facciamo nel 2005 un convegno per dire tutto questo, è la nostra analisi quando ancora nessuno dice ‘massoneria deviata’. E dopo scoppia il finimondo. Anche le massonerie ‘legali’ ci attaccano e partono campagne diffamatorie e ‘punizioni’. Capiamo che abbiamo colpito nel segno e dobbiamo organizzarci di più. Vogliamo creare reti di comunità libere, solidali, per reagire quando qualcuno viene minacciato. Non facciamo più il vuoto, come vorrebbero, quando uno viene colpito, ma il pieno. Ribaltiamo i loro obiettivi. Ed ‘aiutandosi’, difendendosi, conoscendosi, le coop. si rilanciano, solidarizzano, ed abbiamo spuntato un’arma all’andrangheta. Ma continuava il bisogno di costruzione sociale. Dobbiamo sempre più incontrare la gente. Risolvere i problemi senza crearne altri. E quando cresciamo, è allora che spostano Mons. Bregantini da Locri a Reggio Calabria. Per noi è un colpo grosso, ma una buona causa deve affermarsi da sola. Capitalizziamo la fiducia di GOER e della nostra rete e la rendiamo esplicita. Creiamo l’Alleanza della Locride e della Calabria. Aderiscono al ‘convegno’ 715 enti e 3.000 persone. Il primo Marzo scendiamo in piazza. Dimostriamo che la gente stima la nostra terra. Noi tutti, voi, dimostratecelo: a noi questo non fa bene, ma benissimo! E’ vitale. L’esperienza del turismo responsabile ‘rivitalizza’ il popolo calabrese, vittima di sottostima di se stesso. Vedere questa massa di gente dire : vi siamo vicini, anche se non c’è più Mons. Brigantini. Ecco cosa è servito. Cosa serve.

Oggi lavoriamo sulle comunità mutualistiche: dal mutuo soccorso a progetti di controllo sul territorio. Vuole essere un nuovo sistema capace di dare risposte ai bisogni vitali: consumo, produzione, credito, servizi compresa la sanità. Comunità mutualistiche : la gente si riappropria del protagonismo. Fondazione di comunità per finanziarci da soli. Scuole per dirigenti di imprese comunitarie. Stiamo creando un ‘comitato scientifico’ diverso. Ragioniamo su questi obiettivi. Etica applicata, non teorica su cui sono tutti d’accordo. E’ possibile essere etici e vincere una gara d’appalto? Essere etici ed essere ‘competitivi’? Noi vogliamo provare a creare una classe dirigente etica e efficace. Ma, attenzione, anche al Nord si infiltra l’andrangheta e le massonerie deviate. Non sono certo solo al sud. Ecco allora la vera alleanza col nord. Riappropriarsi del territorio con pratiche sociali è la vera democrazia, altro che ronde. Aiutateci a bloccare i processi di infiltrazione. C’è già stata una risposta enorme in Lombardia e Emilia Romagna. Continuiamo! dentro questo disegno di economia alternativa c’è la nuova idea di politica. Quindi rimanere diversi, ma percorsi comuni.


Parla ora Geminello Ferillo, Res Meridiana, Rete-Sud.

Alcune condizioni profondamente sfavorevoli rendono più difficile le pratiche partecipate, le reti di autoproduzione, di sussidiarietà, di solidarietà, qui al Sud. Ma queste condizioni sono anche una grande opportunità, così dobbiamo leggerle. E ciò che vogliamo sviluppare in questo periodo di crisi della globalizzazione, di crisi del sistema capitalistico stesso che ha inventato la finanziarizazzione per far giare i consumi, i supermercati, anche se sono sempre più scatole vuote e/o gestite dalla mafia, è l’ostinazione di tessere pazientemente rapporti e reti. Vogliamo capire quale agricoltura, come riportare i giovani a lavorare la terra, con orgoglio. Sono i ragionamenti e le suggestioni che vogliamo fare, coniugata con una decrescita più forte, con una sobrietà che ci è ‘obbligata’ ma che è anche accettata, e che vuole diventare incisiva. I nostri rapporti con l’istituzione sono fallimentari, nel contesto generale non c’è interlocuzione, non c’è visione comune. Per noi al Sud, allora, lo sforzo è molto più grande, dobbiamo concentrarci sulle nostre sole forze. La comunità mutualistica per noi è fondamentale, al Nord ce n’è tanta, o ce n’era. Noi dobbiamo ricostruirla, e qui la decrescita sarà più radicale. Quello che ci propongono nel ‘loro’ modello di sviluppo, il famoso -20, 20, 20, sarà sempre più ambiguo, ci vorranno sempre subalterni alle loro logiche. Noi vogliamo altro, una nuova vera economia sociale, ed essere indipendenti, autonomi.

L’anfiteatro oramai conta più di 200/300 persone. Sono circa le 11 e parla Rita Borsellino, europarlamentare (eletta nel solo PD? non so se c’erano liste comuni con la sinistra dello sperpero di voti).

Ci tenevo molto ad essere con voi. Da tempo vi seguivo. Sono siciliana, e amo moltissimo, anche se avrei motivo di odio, questa terra, e seppur non sono la padrona di casa in questo convegno è grande il mio benvenuto. La Sicilia è stata caratterizzata da stereotipi. Il sole, le sue bellezze, e una realtà ben diversa dal resto d’Italia. Ma quest’ultima Sicilia non deve avere diritto di cittadinanza, era uno stereotipo che andava superato. Questa che vedete è la vera Sicilia, e se non andiamo oltre ritorna solo la dimensione di violenza, di morte. Di chiuso. Della negatività assoluta dei fatti, da cui bisogna uscirne fuori, pensare positivo. Costruire senza archiviare il ‘male’ e la sua gravità, ma da quella consapevolezza, uscire. A me la vita e la morte hanno chiesto di continuare ‘quel progetto’. Ho fatto tanta strada, non lo meritavo, passo dopo passo, un progetto dopo l’altro, e ora sono europarlamentare. Dal sett. del ’92, quando accettai di parlare in una scuola su quei fatti per cercare di ricostruire, che era l’inizio di un riscatto, inizia una lunga storia. Bisogna guardare sempre in positivo, tutto quello che c’è di bello sui territori, andare incontro alle persone, scommettere, anche se con incoscienza. Nacque così la Carovana Antimafia, e i progetti sul territorio come quelli della locride. I nostri Sud hanno tante convergenze. Ma i progetti supportati dalle istituzioni duravano 2 o 3 anni, poi non venivano rinnovati. Le istituzioni si richiudevano, e fu necessario trovare altre strade. Nasce Libera. E’ una rete, Libera, che unisce tante realtà e cooperative. Ognuno nel suo piccolo, per quello che fa, per quello che sa, per quello che può, mette in comune; partecipa al progetto. Confiscare. Arrivarono le confische, e Pio La Torre fu ucciso perché capì che questo era quello che andava fatto. E noi lo riscoprimmo nel cammino della Carovana, passo dopo passo : confiscare i beni della Mafia, perché senza danaro la mafia è finita. E se sequestriamo edifici, possiamo fare scuole o caserme, ma la terra? Il terreno agricolo va coltivato, chi ci andava? Ricordo quando con L’ARCI partì una carovana e piantai a Rocca Cusambra (dove sono i resti di Placido Rizzotto) una pala di fico d’india. Oggi nessuno teme di parlare di mafia, anche nelle scuole i bambini sanno di che si tratta. Ma una volta non se ne poteva neanche parlare. E le cooperative nate su quei terreni che hanno fatto questo lavoro, l’hanno fatto in un modo straorinario. Non solo contro la mafia, ma per prevenire la mafia. Così nacque Libera, e quando la rete funziona diventa interlocutore. Ma l’istituzione è ancora deludente, allora faccio un passo in più: mi candido alla Presidenza della Regione. La società ha capito, è matura, eppure ricandidano Cuffaro, sotto processo per mafia. Ma non c’è niente di peggio della rassegnazione, e la mia volle essere anche provocazione, perché nei palazzi del potere si non si davano le risposte. Allora ci inventammo il Cantiere, per rendere partecipi e responsabili i cittadini italiani. 200 cantieri con 20,000 partecipanti, una massa di giovani che mi hanno sempre accompagnata, e quel programma ha dimostrato che la gente della partecipazione ha bisogno: fu un risultato straordinario anche se non fui eletta. Quel risultato non fu più raggiunto. Solo mettendosi in gioco personalmente si costruisce il futuro e dai Cantieri nasce un’altra esperienza : l’importanza del valore della partecipazione dal Sud al Nord. Ed oggi è soprattutto in Europa che va portata quell’esperienza.

Sono europarlamentare e membro di tre commissioni: Diritti civili, Criminalità e Giustizia, tutto quello che è argomento che abbiamo fatto crescere. Ma sono anche nella Cultura e Giovani, e in quella del Mediterraneo, perché la Sicilia è Mediterraneo. Voglio portarvi la novità della partecipazione dei giovani. Oggi si parla di GAS, ma sono già nella nostra cultura da tempo e in quella del Mediterraneo, e deve allargarsi, da quello che è oggi, quasi un’elite, per diventare modello, fare reti e la rete diventare un sola. Un grande modello di integrazione e valorizzazione del diverso, perché mettersi insieme è la nostra storia.

Questa è la nostra scommessa: vogliamo fare, vogliamo fare, vogliamo fare.



Ebbene, da mezzo siculo scacciato dalla Sicilia da una pistola di troppo, quella che qualcuno sventolò sotto il volto di mio padre e spaventò mia madre, a sentire tutto ciò mi ribolle ancora il sangue. Non per la ‘criminalità’ che esprime la mafia, che per uno di sinistra è chiaro da tempo che criminale è tutto il sistema capitalista, ma per la volgare prepotenza diffusa e l’arroganza della violenza mafiosa. Così, anche se dovevo cercare di raggiungere mia moglie e i miei parenti a Cefalù, sono rimasto al dibattito: si parlava di quella che è stata anche la mia terra; Nord e Sud aggrovigliati nelle storie e nelle vite di molti di noi.


Ma il dibattito no. Ve lo risparmio.

Vi riporto solo brevemente le conclusioni di Pietro Raitano, direttore di Altreconomia.

Siamo profondamente contenti di essere venuti. Non eravamo mai stati, nei convegni precedenti, sotto Firenze. La Sicilia oggi ci rimanda a responsabilità che avevamo messo sotto il cuscino. La distanza fra Nord e Sud è ormai sempre minore. Siamo ricchi di una prassi bellissima: prodotto, processo, progetto. Come diceva Alex (Zanotelli) l’acquisto è politica. Il vero grande progetto è la comunità. Riappropiamoci di tutto quanto prodotto in questi giorni. Accetto l’invito di tutti quelli che hanno parlato, torneremo al sud. Promotori di una cittadinanza attiva, nuova, riappropriandoci delle nostre prassi da applicare al territorio. I DES, distretti di economia solidale, saranno il tema del prossimo appuntamento. Dai GAS ai DES : lavoriamoci sopra, sperimentiamo. Nel territorio deve entrare la filiera del lavoro. Coniughiamo economia e solidarietà, con efficacia, con etica e con politica. Grazie al Sud.


Era da tempo che non mi sentivo così leggero.

Noi di Bologna ci siamo fermati ancora un’oretta con un altro Giorgio (di Mani Tese di Torino) per confrontarci sull’organizzazione dei nostri gas. Lentamente abbiamo salutato amici e banchetti, i produttori che contatteremo o che rincontreremo in altri appuntamenti, i Gas vicini e lontani.

In paese abbiamo trovato un alberghetto che ci ha preso a tavola. Ancora chiacchiere di politica, di quel che resta in giro, di un ‘fare’, se non dimenticato, sempre più nascosto.

Salutiamo i due Giorgi e un po’ mestamente ci incamminiamo per Trapani. Fabio guida, Manu Monica e Silvia sono in ‘riunione perenne’, discutono di tutto. Io dormicchio. Ci sgranchiamo le gambe a Trapani: seguiamo la passeggiata lungo mare, ammiriamo qualche bella facciata di chiese o palazzi. Ma non mi entusiasma, anzi la città è ampiamente rovinata dalla civiltà del XXI secolo, la nostra. All’aeroporto rincontriamo Ivonne e i miei amici. Siamo tutti soddisfatti ma stanchi. Ryan Air è davvero spartana in tutto, forse eccessiva. Mi imbarco con la mia piantina di aloe in mano, un po’ secca e spinosa, accartocciata in un foglio di giornale. Strapazzata e malridotta. Ma l’aloe ama la vita, e si riprenderà. Chissà cosa succederà alla sinistra.

Intanto vogliamo raccontarvi tutto questo.

A presto.

Fabio, Silvia, Manuela, Monica, Gabriele